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La Pasqua, nel suo nucleo più profondo, non è solo una ricorrenza liturgica, ma la celebrazione di un archetipo universale: il passaggio.
In ogni cultura e religione, esistono riti e festività che simboleggiano la transizione verso uno stadio di libertà dalle frustrazioni e dai pesi dell'umano.
È un bisogno che appartiene a tutti, indistintamente. Anche chi si dichiara ateo vive i propri "riti di passaggio", momenti di introspezione o cambiamenti radicali volti a raggiungere una condizione interiore migliore, una sorta di auto trascendenza laica che cerca riscatto dalle fatiche del quotidiano.
Il Significato Cristiano: Nascita e Redenzione
Per il mondo cristiano, questo concetto esplode nella figura di Cristo.
La Pasqua è il simbolo supremo della salvezza, della nascita a una vita nuova e della redenzione. È la promessa che la morte — intesa anche come fallimento, dolore o fine — non ha l'ultima parola.
Tuttavia, quest'anno la celebrazione porta con sé un carico di malinconia senza precedenti.
I luoghi che hanno visto la Passione e la Resurrezione sono, come mai in passato, fisicamente preclusi ai fedeli (è delle ultime ore il raggiungimento di un accordo che consentirà l’ingresso ai soli rappresentanti delle Chiese).
Le porte della Basilica del Santo Sepolcro rimangono serrate, ma questo limite materiale non deve tradursi in "occhi chiusi" sul senso profondo di un bene che travalica ogni confine, sia esso geografico o spirituale.
La Vigilanza dello "Status Quo"
Nonostante il silenzio che avvolge le navate, all'interno della Basilica le comunità religiose — in virtù del secolare Status Quo — non hanno mai smesso di svolgere i riti e le celebrazioni.
Questo impegno costante è un monito per tutti noi: non lasciamo che gli impedimenti, di qualsiasi natura essi siano, ci distolgano dall'impegno a rinascere.
Una Luce che non si Spegne
Tutti noi possediamo una scintilla nel cuore: una fede, una vocazione o una qualità umana che ci rende unici.
E ognuno di noi è chiamato a tenere accesa la propria fiamma, accudendola con cura. Come ci ricordano il Vecchio e il Nuovo Testamento, siamo custodi di quella "lampada che deve rimanere sempre accesa":
- Vigilanza e prontezza: Essere presenti a sé stessi e agli altri.
- Amore e perdono: La capacità di sciogliere i nodi del risentimento.
- Resilienza: La forza di rialzarsi nonostante le cadute lungo il cammino.
Per chi mantiene viva questa luce, le porte del Santo Sepolcro non saranno mai realmente chiuse. La connessione con il sacro e con la speranza non dipende da un accesso fisico, ma dalla disposizione dell'anima.
Come ha magistralmente affermato il Patriarca Pizzaballa:
"Il sepolcro vuoto è il sigillo della vittoria della vita sull’odio, della misericordia sul peccato. Lasciamo che questa certezza illumini i nostri passi e sostenga la nostra speranza."
In questa Pasqua così particolare, l'invito è quello di trasformare l'ostacolo in occasione: che il "chiuso" del mondo esterno diventi l'impulso per un'apertura senza precedenti del nostro mondo interiore.
“La Pasqua ci ricorda che nessuna oscurità,
nemmeno quella della guerra, può avere l’ultima parola”
Cardinale Pierbattista Pizzaballa
Patriarca latino di Gerusalemme
